09/06/2010
... meno seghe mentali ...
Ok ci siamo sto reagendo o almeno ho trovato nuovi metodi per cercare di farlo e questi per adesso mi trasmettono ancora buoni propositi e voglia di fare.
Come prima cosa avevo la possibilità o di andare da un psicologa per raddrizzare la mia testa o di andare da una naturopata per raddrizzare i miei chakra (si scrive così? bohh scusate ma non ho voglia di googlare). Ho scelto la naturopata per questione di costi, tenendomi come seconda opzione sempre interpellabile lo psicologo. E devo ammettere che nn va male. Lei è una persona veramente eccezionale che mi fa anche da psicologa, parliamo di tante cose e mi rilassa... vediamo cm andrà a finire... intanto l'unica cosa che posso constatare dopo il secondo incontro è che 2 su 2 volte sono uscita dalla seduta con il sorriso SPONTANEO sulle labbra e mi è durato per ben 2/3 giorni, un grosso passo avanti.
Come seconda cosa, ancora più recente ho iniziato a leggere un libro che si intitola "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" e devo dire che è una lettura che dice delle gran verità anche se apparentemente sciocca, perchè molto ironica.
Vi voglio postare il racconto che spiega la fase 1 di come smettere appunto di farsi le seghe mentali, è tratto dalla "Vita di Siddharta il Buddha" di Thich Nhat Hanh:
"Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino, e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale. Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.
Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.
Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora".
Questo racconto perchè: diciamo che alla fine dopo una serie di spiegazioni scientifiche e filosofiche sulle seghe mentali si evince che l'unico modo per smettere di farsele è smettere di pensare, e visto che è impossibile smettere di pensare perchè il pensiero nasce dal subconscio ed è involontario, l'unico modo per non attuare questo meccanismo è concentrarsi su ciò che abbiamo intorno, come dice l'autore è imparare ad osservare. Invece di dar corda a paranoie, concentriamoci su ogni oggetto materiale che ci sta intorno, su ogni cosa che facciamo, assaporiamo tutto, facciamo in modo che ogni cosa di ogni cosa che facciamo siamo profondamente coscienti, così da occupare la mente di pensieri sobri e razionali.
Ora proverò, chissà che ne salterà fuori. Voi che pensate? ahhh altra cosa che dimenticavo chi non riesce a stare immobile in una stanza senza niente da fare se non concentrarsi sugli oggetti che ci sono in quella stanza, senza paranoie è nevrotico, quindi chissà :)
- Eli -
14:52 Scritto da: elisa_bzg in psicologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: stress, naturopatia, seghe mentali, pensieri | OKNOtizie |
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17/05/2010
... la donna nella fiaba ...
Le figure femminili che appaiono nei libri per l'infanzia non solo incarnano le concezioni ed i valori dominanti nella cultura, ma addirittura propongono modelli superati dalla realtà sociale in atto.
Oggi le bambine vivono un vita dinamica e sportiva, ma nelle favole e nei racconti le fanciulle restano fragili ed indifese. Sotto accusa si ritrovano la letteratura per ragazzi ed i libri di testo usati nelle scuole elementari.
L'analisi delle fiabe più conosciute evidenzia la presenza di donne/bambine vanitose, unicamente interessate della loro bellezza, pronte a cacciarsi nei guai per la loro stupidità , ma salvate da un "lui" pronto al posto giusto ed al momento giusto; mancano del tutto le donne intelligenti, coraggiose, attive, leali.
- Cappuccetto Rosso è la storia di una bambina incosciente, mandata da una madre irresponsabile nel bosco, la presenza provvidenziale del cacciatore salva nonna e nipote.
- Cenerentola è il prototipo delle virtù domestiche , liberata dalle grinfie della matrigna e delle sorellastre da un principe.
- Biancaneve è bella, ma senza altre virtù, imprudente accetta la mela che le viene offerta e muore, ma per fortuna arriva il Principe Azzurro ed anche lei sarà salva. Qualità superiori mostrano solo le fate, ma le loro capacità non derivano da doti personali , è il magico potere che le rende diverse.
E' vero le favole con protagoniste femminili si devono evolvere dopotutto anche se sono sempre riuscite a fare credere il contrario le donne hanno sempre sostenuto e salvato e accudito gli uomini.
A partire dalla loro nascita facendogli da madri e nella vita, aiutando a vivere la vita con un pizzico di passione, irrazionalità e sentimento.
La donna è la principessa della forza intellettuale, l'uomo della forza fisica, si compensano, per questo sono fatti per vivere insieme. L'uno ha bisogno dell'altra.
- Eli -
09:56 Scritto da: elisa_bzg in psicologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: favola, principe azzurro, amore, psicologia | OKNOtizie |
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13/05/2010
La sindrome da Burnout
La sindrome da burnout (o sindrome da esaurimento professionale) si manifesta in seguito ad una situazione prolungata ed ininterrotta di stress in ambito professionale. I suoi sintomi sono facilmente riconoscibili ed è meglio curarli rapidamente.
Le vittime
Nella maggior parte dei casi, le persone colpite dalla sindrome da burnout sono individui che hanno grandi responsabilità o che esercitano una professione che richiede un investimento emotivo importante: personale medico, insegnanti, assistenti sociali e, più in generale, tutti coloro che lavorano nel sociale. Tuttavia nessuno può considerarsi immune alla sindrome da burnout, un disturbo simile alla depressione e che non deve essere preso alla leggera.
Le cause del burnout
La sindrome da burnout può avere numerose cause, tutte legate allo stress sul lavoro: il perfezionismo, la volontà di controllare tutto, il bisogno di essere apprezzati… ma anche delle aspettative esagerate, il desiderio di fare meglio degli altri, il lavoro che diventa la sola fonte di soddisfazione ed è considerato un rifugio…
In ognuno di questi casi, si assiste ad uno squilibrio tra le aspettative dell’individuo e la realtà, e questo squilibrio causa un malessere profondo. Le persone che tendono ad angosciarsi facilmente sono particolarmente predisposte a questa malattia.
I sintomi del burnout
La sindrome da burnout è considerata una sindrome “tridimensionale” perché si manifesta secondo tre linee direttrici:
- Esaurimento: l’individuo si sente come svuotato, non ha più energia né vivacità, e si interessa sempre meno al proprio lavoro.
- Depersonalizzazione: la vittima del burnout ha degli atteggiamenti impersonali, freddi e distanti con le persone con cui lavora. I suoi discorsi sono negativi e cinici.
- Insoddisfazione: l’individuo sminuisce il proprio lavoro e si ritiene incompetente.
Il burnout provoca uno stato di fatica fisica, emotiva e intellettuale. La sindrome si manifesta in modo diverso per ogni individuo, ma i sintomi sono spesso accompagnati da alcuni disturbi psicosomatici come mal di testa, mal di schiena, disturbi del sonno, problemi intestinali, frequenti raffreddori… Il malato è irritabile e non riesce più a trarre soddisfazione dal proprio lavoro, nonostante continui ad impegnarsi. La sua produttività diminuisce.
Cis atvo rimanendo sotto lo ammetto
- Eli -
15:08 Scritto da: elisa_bzg in psicologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, psicologia, stress | OKNOtizie |
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